Il sesso (e i suoi rischi) in adolescenza: perché genitori e figli dovrebbero parlarne di più? - Psicologo Pesaro - Daniele Morelli

Il sesso (e i suoi rischi) in adolescenza: perché genitori e figli dovrebbero parlarne di più?

Perché oggi più che mai la sessualità dovrebbe rientrare nell’agenda delle cose di cui parlare con i nostri figli

 

 

Secondo l’osservatorio nazionale statunitense delle condotte a rischio in età giovanile (Youth Risk Behavior Surveillance System) nell’anno 2015 ben il 30 % degli adolescenti americani ha dichiarato di aver avuto un rapporto sessuale completo. In aggiunta la maggioranza di questi, il 63%, ha anche dichiarato di aver consumato rapporti sessuali non protetti.

Sulla stessa linea d’onda si collocano i dati relativi agli adolescenti italiani. Nell’anno scolastico 2016/2017, secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, 4 adolescenti su 10 sono risultati sessualmente attivi e hanno intrattenuto rapporti non protetti. Il numero di adolescenti rimaste incinta dai 14 ai 19 anni è raddoppiato rispetto al 2016 (passando da un rapporto di 1 ogni cento a 2 ogni cento intervistate). Il 54% degli adolescenti italiani, infine, ha riportato di ricavare informazioni sul sesso da fonti esterne alla famiglia (amici, web) mentre il 25 % non ne parla con nessuno.

Il rapporto tra adolescenza e sesso è dunque sin troppo spesso imprudente e ciò pare andare di pari passo con una sorta di declino dell’ambiente famigliare come fonte credibile di informazioni e sede sicura di confronto. A tutti gli effetti la ricerca scientifica ha dimostrato che la maggior parte delle conversazioni sul sesso tra genitori e figli assume connotazioni favolistiche. In altre parole, si riduce all’essenziale, ai rudimenti del sesso, si pone rispetto ai giovani ascoltatori in maniera infantilizzante e, in netta antitesi rispetto a qualsiasi buon proposito di insegnamento, mette a disagio sia i genitori che i figli.

In realtà gli adolescenti desiderano ardentemente di essere riconosciuti dall’esterno come esseri dotati di una loro sessualità. Di sicuro desiderano questo riconoscimento più di quanto noi adulti siamo disposti ad accettare quando parliamo con loro di sessualità una tantum.

Il punto è che il miglior modo di proteggere i propri figli dalle condotte sessuali a rischio è proprio quello di parlarne con loro. La Dott.ssa Padilla-Walker della Brigham Young University dello Utah ha recentemente pubblicato presso il Journal of Adolescent Health uno studio secondo cui i
genitori che si confrontano sul sesso con i propri figli adolescenti li allontanano realmente da futuri pericoli di condotte sessuali a rischio (gravidanze anticipate, esposizione a rapporti sessuali a rischio, e via dicendo).

In questo studio Padilla-Walker ha intervistato, ogni estate per 10 anni, 500 famiglie di varia composizione e status socioeconomico e ha indagato quante volte nel corso di ogni anno genitori e figli hanno parlato di sessualità (profilassi nei rapporti sessuali, informazioni sui rapporti sessualmente trasmissibili, etc.), quante volte gli adolescenti si sono esposti a rapporti sessuali a rischio, e infine quante volte gli adolescenti hanno adottato precauzioni durante ogni rapporto. Nel complesso lo studio ha osservato quasi 500 adolescenti a partire dall’undicesimo anno di età fino al compimento del ventunesimo anno.

Lo studio ha confermato ciò che già da tempo si ipotizzava. Nel corso degli anni le comunicazioni tra genitori e figli sono rimaste stabilmente poco frequenti, erano soggette a differenze di genere (per cui in media le comunicazioni sul sesso erano rivolte di più alle ragazze che non ai ragazzi, specie quando erano più piccole), e, soprattutto, non venivano percepite allo stesso modo da genitori e figli (le madri in particolare hanno dichiarato di essersi confrontate sul sesso più di quanto non sia avvenuto realmente per i loro figli) – vedi il grafico relativo allo studi – . Ciò emergeva in netto contrasto con un dato molto significativo: la semplice presenza di comunicazioni sul sesso tra genitori e figli, o il loro incremento, si associava ad un minor pericolo sia per i ragazzi che per le ragazze di condotte sessuali a rischio a 21 anni di età.

I dati del suo studio sollevano la questione, secondo la Dott.ssa Walker, di quanto e come sia opportuno confrontarsi con i propri figli sul sesso tra le mura domestiche. Comunicare in maniera tale da trasmettere sicurezza e supporto emotivo, senza banalizzare ciò che si dice, e senza la pretesa di controllare rigidamente i propri figli, può aiutarli di più nel breve e lungo termine ad essere responsabili e accorti riguardo al sesso.

Ciononostante, parlare di sessualità ai propri figli pare essere complicato. È questione di secolari tabù che sopravvivono al tempo? Oppure, più in generale, parlare ai ragazzi oggi sembra essere un mestiere troppo difficile? Troppo inquieti questi giovani oggi, troppo disregolati, indisciplinati, troppo emotivi e melensi per farsi capire dagli adulti? O siamo noi adulti a temere (e ad arrenderci) per primi dinnanzi alle loro fragilità, alle loro debolezze (quasi che, in fondo, queste parlino un po’ troppo delle nostre stesse paure)?

Quale che sia la risposta a tali questioni, negare ai propri figli un confronto sano sul sesso equivale a deprivarli di una grande occasione di crescita. Agli inizi degli anni 90 un grande psicoanalista come Stephen Mitchell faceva notare che la sessualità non è una semplice questione di piacere (o di frustrazione) organica. Non si tratta di dimensioni bestiali, egoistiche e isolate dall’universo. Il sesso ci parla di relazioni umane. È un insieme complesso (talora misterioso) di metafore con cui tentiamo di capire chi siamo, cosa ci coinvolge o ci intimorisce, cosa ci lega agli altri e cosa ci allontana da loro. Accostarsi alla sessualità forse equivale a scoprire se stessi attraverso gli altri. Parlarne non può significare sproloquiare su cose disdicevoli. Semmai significa fare il possibile per capire cosa ci fa paura e cosa desideriamo quando siamo in contatto con gli altri. Per cui perché non dovremmo permettere ai nostri figli di scoprire se stessi attraverso le nostre parole?

 

Dott. Daniele Morelli
Dott. Daniele Morelli
Sono uno psicologo clinico e ho una formazione psicoanalitica. Per anni mi sono occupato di adolescenti con forte disagio familiare e di pazienti psichiatrici in età adulta. Ho acquisito, durante le mie esperienze cliniche, forti competenze nell'ambito del trattamento dei disturbi mentali (in particolar modo nel trattamento psicologico dei disturbi di personalità e delle psicosi). Il mio metodo di lavoro si basa sulla psicoanalisi e si rivolge all'adulto, all'adolescente e alla coppia. Se desideri una prima consulenza, gratuita e senza impegno, contattami pure qui.