Depressione: dieci domande guida per riconoscerla - Psicologo Pesaro - Daniele Morelli

Depressione: dieci domande guida per riconoscerla

La depressione spesso viene sottovalutata eppure riconoscerla al più presto e prenderla sul serio è il miglior modo di affrontarla

 

Secondo le più recenti stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità circa 300 milioni di persone (ben il 4,4 % della popolazione mondiale) soffrono di depressione.
Dal 2005 al 2015 il numero totale di persone che convivono con questo disturbo mentale è cresciuto del 18,4%. Si è anche osservato che la depressione è una delle più imponenti cause di disabilità nel mondo oltre che la principale causa dei decessi per suicidio.
In Italia (fonte: European Study of the Epidemiology of Mental Disorders),la prevalenza della depressione maggiore e di quella cronica nell’arco della vita è dell’11,2% (14,9% nelle donne e 7,2% negli uomini). È per giunta emerso che il 2% dei bambini ed il 4% degli adolescenti soffre di depressione per una durata di almeno 2 settimane.
La sua larga e crescente diffusione segnala senz’altro il fatto che nessuno è immune dal rischio di una deriva depressiva. Con ciò, naturalmente non si intende dire che siamo tutti destinati alla depressione. Più semplicemente,è sin troppo facile sottovalutarla, pensarla come a un semplice e passeggero momento di tristezza, da tenere per sé, in silenzio, visto che prima o poi passerà.
Ma sin troppo spesso quella tristezza, supposta come qualcosa di momentaneo, tracima in umore depresso sempre più gravemente, e comporta costi sempre più onerosi per la persona (problemi lavorativi, interpersonali, famigliari). Quello più elevato di tutti sta proprio nel fatto che, come diversi studi dimostrano, l’esordio di un episodio depressivo maggiore aumenta la probabilità che si presentino nuovi episodi futuri.Come evitare questo? In realtà un episodio depressivo maggiore non esplode all’improvviso. I suoi segni psicologici e fisici tendono a manifestarsi progressivamente nelle sue prime fasi, per cui c’è sempre tempo di riconoscerli, prendere sul serio il problema e affrontarlo assieme ad un professionista (psicoterapeuti e/o psichiatri, privati o appartenenti ad un servizio territoriale di salute mentale).

Ecco qui 10 domande guida, che all’occorrenza pongo ai miei pazienti, e che ti aiuteranno a riconoscere un’incipiente depressione clinica.


#1 Senti che il tuo tono dell’umore (il tuo modo di sentire le cose in te e attorno a te) è da tempo diverso da quello di sempre? Come se non avessi più un sentimento di speranza verso il tuo futuro?



Questa domanda può aiutarti a verificare il tuo stato dell’umore. Infatti,la depressione maggiore è proprio un disturbo dell’umore che colpisce la maniera in cui senti di avere un contatto emozionale con il tuo mondo. È come entrare in una spirale vorticosa di tristezza in cui ci si sente sempre di più privi di speranza, incapaci e indifesi. Oltre a ciò ci si sente anche esageratamente privi di valore, colpevoli, meritevoli addirittura del proprio odio (sebbene esso sia infondato). Per esempio, sono tipici certi pensieri ricorrenti del tipo “è tutta colpa mia” o anche “la mia vita non ha uno scopo”. I sensi di colpa possono essere comuni nell’ambito della propria vita. Ma se sei depresso diventano terribilmente l’unico possibile vertice di osservazione di sé stessi.


#2 Senti di non provare più il desiderio di fare le cose che prima ti piacevano o ti coinvolgevano?


La depressione è come se sottraesse dalla propria vita la dimensione del piacere e del godimento verso le cose da sempre amate. Succede di perdere i propri interessi, di ritirarsi dalle attività che una volta non si vedeva l’ora di fare -sport, uscire con gli amici,hobby, e così via -. Questo è un altro importante segnale rivelatore di depressione. La perdita di interessi arriva a toccare anche l’aspetto del desiderio sessuale. È tipica infatti la diminuzione delle pulsioni sessuali se non, addirittura,l’impotenza sessuale.

 

#3 Ti senti sempre più privo di forze e di vitalità? Senti che il tuo ritmo sonno-veglia si è alterato?

 

In parte la perdita depressiva di piacere e di interessi può essere collegata alla sensazione di essere piuttosto stanchi e affaticati. La depressione spesso arriva a farci sentire come se non avessimo più energia, in preda ad un travolgente sentimento di logoramento. Questo è uno dei sintomi più debilitanti della depressione clinica e può drammaticamente intensificare il proprio bisogno di dormire (ipersonnia). La depressione è anche collegata all’insonnia, per cui succede spesso che l’insonnia e l’ipersonnia vanno di pari passo come se una dettasse l’altra.
Frequentemente l’una peggiora l’altra, per cui succede che si riduce enormemente la qualità del sonno, non più vissuto come riposante ma, piuttosto, come fonte d’ansia.

 

#4 Ti senti insolitamente ansioso, nervoso?

Sebbene la depressione non necessariamente determina ansia spesso capita che ansia e depressione si presentino assieme. In alcuni allora la depressione dell’umore è accompagnata da diversi segni psicologici e somatici di ansietà:

  • Nervosismo, agitazione, tensione
  • Emozioni di paura, panico
  • Sensazione di palpitazioni a livello cardiaco
  • Sensazione di affanno respiratorio
  • Aumento della sudorazione
  •  Tremori e spasmi muscolari
  • Difficoltà a concentrarsi e a pensare con chiarezza e lucidità; si ha la sensazione di essere sempre distratti dalle proprie paure (o dai sentimenti di colpa)

#5 Ti senti insolitamente in preda alla rabbia, all’irritabilità?

 

Tristezza vitale, perdita di speranza, etc. non sono le uniche possibili manifestazioni di depressione. In alcuni casi, spesso particolarmente gravi, l’umore depresso convive con significative manifestazioni di agitazione e irritabilità. Per esempio, comportamenti arischio (sessualità incontrollata, guida spericolata, etc.), abuso di sostanze, rabbia smodata.


#6 Senti di non essere più padrone del tuo senso di appetito? Come se fosse fuori controllo?

Il peso corporeo e l’appetito possono fluttuare per coloro che soffrono di depressione. Questa esperienza naturalmente può essere differente per ciascuna persona. Alcuni vivranno una crescita del senso di appetito e del peso, altri, invece,avranno l’impressione di non avere fame e perderanno peso.
Una possibile indicazione del fatto che le modificazioni dell’appetito siano collegate o meno alla depressione riguarda la loro natura intenzionale. In altri termini, se il cambiamento di appetito o di peso non dipende dalla propria volontà allora può essere collegato alla depressione.

 

#7 Certe volte succede che le tue emozioni cambiano da un momento all’altro e senza controllo?

 

Nella depressione capita di sentirsi preda di uno scoppio di rabbia per poi passare, nel giro di pochi minuti, a piangere a dirotto. Niente all’infuori di sé in realtà induce questo cambiamento emotivo. È come se le proprie emozioni oscillassero su e giù sulla scia del momento. Questa tipica manifestazione depressiva è conosciuta come labilità dell’umore.


#8 Ti capita, spesso, di volerti fare del male? Se non di farla finita…?



Come purtroppo abbiamo già visto la depressione è la prima causa di morte per suicidio. Ciò non implica che il suicidio sia un inevitabile destino per le persone depresse. “Per fortuna” nella maggior parte dei casi il suicidio è l’ultima tappa di un percorso psicologico lungo il quale le persone depresse si sentono trascinate a pensare al suicidio, pur di porre fine alla tristezza (pur di scongiurare in questo modo la reale esecuzione dell’atto, come adire “meglio pensarci piuttosto che non farlo per davvero”); oppure sentono la necessità di parlarne con qualcuno o tentano senza decisione di farsi del male.
In ogni caso queste manifestazioni vanno sempre tempestivamente verificate perché possono ripetersi senza controllo. Qualora si viva in prima persona o si sia accanto a qualcuno che vive un’imminente crisi suicida bisogna agire rapidamente e con lucidità:

  • Chiamando rapidamente un professionista della salute mentale e valutando con lui la possibilità di contattare il 118
  • Rimanendo accanto alla persona in crisi fino all’eventuale soccorso dei servizi competenti (o, nel caso si viva in prima persona una crisi, chiamando al più presto una persona di fiducia che vi stia vicino)
  • Rimuovendo dalle immediate vicinanze qualsiasi strumento potenzialmente autolesivo
  • Rivolgendosi alla persona in crisi senza alcun intento giudicante, litigioso, minaccioso o riottoso. Non bisogna sfidare ma calmare e placare, al meglio delle proprie possibilità, la tensione.

 

#9 Quando è il caso di chiedere una mano?

 

Naturalmente ciascuna di queste manifestazioni da sola non basta a porre una potenziale diagnosi di depressione. È il loro insieme, il loro presentarsi l’una accanto all’altra nel più largo ambito di una incontrollata depressione dell’umore a dover rappresentare un segnale d’allarme. Unitamente alla loro persistenza nel tempo. In via del tutto convenzionale si può ritenere che se buona parte di questi sintomi persiste per almeno due settimane si può parlare di episodio Depressivo Maggiore. Intervenire subito è di vitale importanza perché ciò riduce la probabilità di ricomparsa futura di un nuovo episodio depressivo.

 

#10 Come ci si può aiutare?

 

Lo si può fare in vari modi. In questi casi solitamente consiglio ai miei pazienti di intraprendere un percorso psicoterapeutico e, nello stesso tempo, di entrare all’interno dei circuiti riabilitativi offerti dai servizi locali di salute mentale. Si lasci perdere ogni pregiudizio sul servizio pubblico. Le categorie della competenza e dell’incompetenza non sono esclusivo appannaggio dei pubblici servizi. E ad ogni modo la depressione non può essere curata in maniera individuale. Il trattamento più efficace è quello di rete (coinvolgendo uno psicoterapeuta, uno psichiatra, se necessario un assistente sociale, un gruppo di aiuto e così via). Il vantaggio di questo tipo di approccio è anche economico. Lo stato offre comunque delle tutele a chi soffre di depressione (così come di qualsiasi altro disturbo mentale) e ciò può preservare dal notevole sforzo economico di dover fare tutto da soli.

Dott. Daniele Morelli
Dott. Daniele Morelli
Sono uno psicologo clinico e ho una formazione psicoanalitica. Per anni mi sono occupato di adolescenti con forte disagio familiare e di pazienti psichiatrici in età adulta. Ho acquisito, durante le mie esperienze cliniche, forti competenze nell'ambito del trattamento dei disturbi mentali (in particolar modo nel trattamento psicologico dei disturbi di personalità e delle psicosi). Il mio metodo di lavoro si basa sulla psicoanalisi e si rivolge all'adulto, all'adolescente e alla coppia. Se desideri una prima consulenza, gratuita e senza impegno, contattami pure qui.